Secondo gli psicologi, la creatività è la facoltà di risolvere un problema con una gamma di soluzioni diverse, grazie all’utilizzo, da parte del cervello, del pensiero divergente.
Per i neurobiologi, la creatività è influenzata da un neurotrasmettitore, la dopamina. Questa agisce attivando specifici recettori, uno dei quali (DRD4) è determinante nei comportamenti di curiosità, intraprendenza e creatività. Una variante genetica, dunque, favorirebbe l’essere creativi.
Di sicuro Lorenzo, fin dalla nascita, ha avuto una storia “particolare”: la sua grave encefalopatia perinatale gli ha impedito di “strisciare”, di gattonare”, di “camminare”, di “parlare”, di “masticare”, di “manipolare”.
Non gli ha impedito invece di avere la capacità, non tanto di immaginare, quanto di produrre un qualcosa di originale, nuovo e unico, ovvero di creare attraverso la pittura.
Nel nostro immaginario, la creatività del pittore è il risultato di un’efficace mescolanza di diverse facoltà mentali. E’ il frutto di un talento innato esercitato fin dalle prime fasi dell’apprendimento e stimolato dall’esperienza acquisita con una pratica assidua.
Come spiegare, allora, la creatività che sboccia nella vita di chi non ha talenti evidenti o, ancor più interessante, come spiegare le prestazioni di molti individui che hanno sviluppato capacità creative solo dopo l’insorgere di danni neurologici?
Un aiuto, per poter rispondere a tale domanda, può darcelo Steve Jobs.
Per Steve Jobs, creatività significa solamente collegare le cose tra di loro.
E questo è quanto hanno appurato anche le moderne neuroscienze.
Infatti, negli anni 60 del secolo scorso, in California, un neurochirurgo americano, Roger Sperry, realizzava un tipo di intervento chiamato commissurotomia, che consisteva nel tagliare per alcuni millimetri le fibre nervose che collegano i due emisferi cerebrali (utilizzando una metafora potremmo dire che faceva quello che è successo con la caduta del ponte Morandi), al fine di limitare la propagazione delle crisi epilettiche da un lato all’altro del cervello.
Le numerose osservazioni delle conseguenze di tali interventi sulle facoltà mentali dei pazienti portarono Sperry a difendere l’idea secondo cui l’emisfero destro avrebbe capacità differenti rispetto al sinistro. Quest’ultimo sarebbe utilizzato di preferenza per le facoltà linguistiche, mentre il destro svilupperebbe capacità astrattive e di creatività.
Da allora, i neuroscienziati concordano nel ritenere il genio creativo secondario ad un conflitto di specializzazione delle funzioni dei lobi prefrontali destro e sinistro.
E’ possibbile che l’encefalopatia perinatale di Lorenzo abbia compromesso le sue facoltà linguistiche e motorie, ma abbia favorito, attraverso una differente CONNETTIVITA’ CEREBRALE, il suo genio creativo per la pittura.
Ritornando a quanto affermato da Steve Jobs, creatività significa collegare le cose tra di loro, e questo richiede necessariamente che quel cervello abbia particolari collegamenti al suo interno.
Secondo questo nuovo modello biologico, il “Lorenzo creativo è figlio dell’encefalopatia perinatale” che, alterando i collegamenti tra cellule nervose nel suo encefalo, ha determinato le sue “abilità” verbali, motorie, e di pittore.
Allo stesso tempo, il buon senso ci dice che nessun genio creativo è mai stato un dono del cielo, nè sia arrivato all’improvviso.
Pertanto, deve essere la vita di Lorenzo, più che le sue difficoltà e le sue genialità, ad incuriosirci, sia umanamente che scientificamente.